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I primi sei mesi del 2020 si chiudono con un totale di 340 Minibond emessi su ExTraMoT

Updated: Jul 10


I primi sei mesi del 2020 si chiudono con un totale di 340 Minibond emessi sul mercato regolamentato di Borsa Italiana, per un controvalore complessivo di €2.264M.


I Minibond si confermano un efficace ed accessibile strumento a sostegno della crescita delle PMI Italiane, come dimostrato dalle statistiche sul fatturato che evidenziano un progressivo ricorso ai Minibond da parte di imprese di dimensione minore. Infatti, il fatturato medio degli emittenti del secondo trimestre 2020 è pari a € 34,1M, contro € 85,9M di media storica.


Sono 5 le nuove emissioni di questo trimestre, legate ad aziende appartenenti a diversi settori dell’economia italiana. Le principali, in termini di dimensione del finanziamento, sono quelle collegate ai comparti Power & Utilities e Financial Services, per un controvalore complessivo di ca. € 14M. Sotto il milione le restanti nuove emissioni del trimestre.


Di seguito riportiamo le principali tendenze evidenziate in questo trimestre:

  • Al 30.06.2020 i Minibond hanno raggiunto quota 340, per un controvalore complessivo pari a € 2.264M.

  • Di queste, risultano ancora in essere al 30.06.2020 161 emissioni, per un controvalore di € 1.108M (considerati i rimborsi di capitale già avvenuti). Segnaliamo che nel restante arco del 2020 sono in scadenza 18 emissioni, per un controvalore all’origine di € 149M.

  • Le nuove emissioni del trimestre sono allineate come numero rispetto a quelle del precedente (5 contro 4) mentre l'ammontare risulta inferiore(€ 15M contro € 36M).

  • Rispetto a quanto registrato al 31 marzo 2020, resta stabile sia il taglio medio, che al 30.06.2020 risulta pari a € 6,62M e sia la cedola media, al 5,00%.

L’identikit aggiornato del Minibond è il seguente:

  • Taglio medio € 6,62M

  • Scadenza media: 4,9 anni

  • Struttura del rimborso: 47% bullet / 53% con piano di ammortamento

  • Cedola media annua: 5,00%

  • Fatturato medio emittente: € 85,9M

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Private Debt Italia : emessi 86 Minibond per oltre 270 milioni/€ nei primi sei mesi del 2020.

Il mercato dei minibond non ha per nulla risentito della crisi da lockdown, anzi ne sta uscendo rafforzato, proprio perché si sta dimostrando una solida alternativa al prestito bancario, in un momento di difficoltà per molte aziende soprattutto nel reperire capitale circolante. I dati sono stati annunciati dall’Osservatorio Minibond della School of Management del Politecnico di Milano.


L'evoluzione del mercato del private debt in Italia indicano infatti che tra gennaio e fine giugno 2020 (secondo ragionevole stima da parte degli advisor) le aziende italiane non quotate avranno emesso 86 minibond per un controvalore complessivo di 270,55 milioni di euro, contro le 50 emissioni e i 220,8 milioni di euro dello stesso periodo del 2019.


Questi numeri, relativi alle emissioni sino a 50 milioni, si confrontano con il totale di 1,183 miliardi di euro di emissioni complessive per tutto il 2019, dopo i 977 milioni del 2018 e gli 1,175 miliardi del 2017.


23 di queste emissioni più piccole,sono parte di cosiddette operazioni “basket bond”, cioè aggregati di minibond con caratteristiche simili, che possono essere proposti agli investitori come cartolarizzazioni oppure come singoli titoli ma appunto parte di un “gruppo”. 


A fine mese vanno considerate 17 emissioni in via di collocamento da parte di altrettante pmi che andranno tutte sotto il “cappello” del Pluribond Liquidità Immediata, l’iniziativa lanciata da Frigiolini & Partners Merchant in qualità di advisor e arranger, con Fundera come piattaforma di collocamento, destinata all’emissione di minibond short term da parte di pmi che necessitano di liquidità per far fronte all’attuale momento di difficoltà. Non solo. Sempre entro fine mese e sempre l’accoppiata F&P-Fundera sta chiudendo il rinnnovo delle emissioni parte del Pluribond Turismo Veneto Spiagge, che lo scorso anno aveva contato 15 minibond short-term per un totale di 4,8 milioni. Se tutte queste emissioni andranno in porto, quindi, a fine giugno si arriverà a un valore complessivo di emissioni di oltre 290 milioni di euro.

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L'IMPEGNO DI CDP NEL PRIVATE DEBT

Cassa Depositi e Prestiti sarà sempre più impegnata nello sviluppo del mercato delprivate debt italiano, considerato in senso lato e quindi incluso il direct lending, compreso anche quello intermediato dalle piattaforme fintech. Lo ha spiegato molto chiaramente Andrea Nuzzi, head of corporate and financial institutions di Cdp, in occasione del suo intervento al webinar organizzato dall’Osservatorio Minibond della School of Management del Politecnico di Milano sull’evoluzione del mercato del private debt in Italia.

Il tutto mentre Cdp continua comunque a finanziare anche direttamente le aziende italiane, di solito in tandem con una banca. In questa prima parte dell’anno le operazioni di questo tipo hanno riguardato singole società.


“Cdp nel contesto attuale ha condotto molte operazioni di finanziamento ad aziende italiane, sempre insieme a un cofinanziatore, che fosse una banca o un investitore di direct lending oppure di private debt. Le operazioni di private debt, però, per noi hanno una valenza importante dal punto di vista dell’accompagnamento delle pmi sul mercato dei capitali, perché un’azienda per collocare un bond deve intervenire sulla sua pianificazione finanziaria in maniera puntuale, deve rendere trasparente ed efficiente la sua governance e sopratutto essere pronto a una vera e propria due diligence, cosa che invece viene fatta nel caso di un normale finanziamento bancario, che prevede soltanto un’istruttoria”.


L’impegno di Cdp come anchor investor di basket bond è salda, una soluzione che si ritiene molto interessante perché “permette di mettere in contatto investitori molti grandi con aziende anche molto piccole, sino a 7-10 milioni di euro di ricavi; e anche perché permette di finanziare queste aziende per scadenze che di norma il sistema bancario non prevede, tra i 7 e 10 anni contro i 48-60 mesi dei prestiti tradizionali”. E poi ancora, ha aggiunto Nuzzi, “si possono declinare i finanziamenti a seconda del profilo di credito delle aziende emittenti. Se sonno aziende  che inn media hanno un buon merito di credito, allora si possonno strutturare bond unsecured a scadenza più lunga. Per esempio abbiamo fatto così nel caso del basket bond che abbiamo sottoscritto per le aziende della Lombardia.


Nel caso in cui si tratti di aziende un po’ più deboli sul fronte del profilo di credito, allora meglio strutturare bond secured. In questo caso, Cdp può sfruttare il suo ruolo di Istituto Nazionale di Promozione e utilizzare i fondi comunitari per ricorrere alla garanzia da parte delle Regioni, divenendo anchor investor di queste emissioni. E’ stato strutturato così per esempio il basket Garanzia Campania Bond e così è anche per quello in collaborazione con la Regione Puglia.

In queste due regioni dal 2012 al 2019 sono stati collocati in 42 minibond (33 in Campania e 9 in Puglia) e che invece quest’anno grazie ai basket bond arriveremo a collocarne 26 entro fine mese e che in tutto l’anno supereremo il totale collocato in tutti gli anni precedenti”.


Si tratta di operazioni che a Cdp e che vorrebbe replicare anche in altre regioni in Nord Italia e "non soltanto al fianco di originator e arranger di estrazione bancaria, come abbiamo fatto sinora, ma anche extra-bancari. Penso alle piattaforme di finanziamento fintech o alle piattaforme di intermediazione tra domanda e offerta che ora si stanno a loro volta trasformando in arranger”.

E a proposito di piattaforme fintech, Nuzzi ha detto anche che “Cdp potrebbe investire direttamente nelle note di cartolarizzazioni di prestiti e altri finanziamenti intermediati dalle piattaforme oppure investire in fondi di direct lending o meglio di credito diversificato che a loro volta investono in cartolarizzazioni. In alcuni di questi fondi abbiamo già investito”.


L’approccio di investimento di Cdp nei fondi di private debt si è in effetti modificato in questi ultimi tempi. “Dal 2014 a oggi Cdp ha svolto un ruolo pioneristico per fa nascere il mercato del private debt in Italia, tramite il  fondo di fondi di Fondo Italiano d’Investimento sgr. Ora che l’industria è nata e le esigenze sono più sofisticate, abbiamo elaborato una strategia complementare a livello di gruppo, in base alla quale Fondo Italiano d’Investimento investirà sufondi di private debt cosiddetti ‘selettivi’con un portafoglio massimo di 15-20 posizioni e che hanno un approccio all’investimento che si basa su una due diligence dell’azienda emittente che richiama quella del private equity. Per contro, Cdp si concentrerà su fondi di credito diversificati, con portafogli di almeno 35-40 posizioni, ma anche 70-80. E questo perché la nostra analisi avrà come focus il portafoglio e si concentrerà sulla diversificazione e sulla granularità. Peraltro i fondi di credito diversificato sono per loro natura di dimensione media più grande di quelli di private debt, partono diciamo da 200 milioni e vanno a salire, quindi richiedono a loro volta agli investitori a monte un impegno di investimento più importante”.


Fonte : Osservatorio Minibond della School of Management del Politecnico di Milano.


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